Il lettore ha sempre ragione

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Dicembre scorso, mia madre mi ha convinta a tornare al Gruppo di Lettura a cui mi ero iscritta un anno fa. Ne ero uscita perché non mi piacevano i libri proposti e perché, se si aggiungeva qualche altro membro della mia famiglia, potevamo anche cambiare tavolo e fare il pranzo di Natale in anticipo.

Dopo mille suppliche e prediche, mi ha consegnato il libro da leggere quel mese. Avevano deciso di buttarsi su un libro che avesse vinto un qualche premio letterario. La prima cosa che ho detto è stata: “ Ma non si leggono i libri che hanno vinto un premio! Sono sempre brutti!”. O almeno nella mia esperienza era sempre stato così. “ Ma no” mi dice lei. “ Vedrai. Questo è bello”.

Così mi sono trovata di fronte a: “ La ferocia” di Nicola Lagioia. Vincitore del Premio Strega del 2015.

Credo di aver letto mezza della prima pagina. Forse tutta, non mi ricordo, ma non sono mai arrivata alla seconda. Per un motivo che forse alcuni di voi sapranno, ma a scanso di equivoci, vi lascio alcune citazioni del libro:

Benché appena adolescente, nonostante nessun ragazzo ancora (ma su questo il geometra avrebbe scommesso non più di trecento biglietti da cento), avesse incrinato un imene il cui valore a sedici anni Clara doveva essere abbastanza sveglia da saper moltiplicato dal giorno in cui non ci sarebbe stato più, se la sentiva cuocere nello spazio tra il sedile e se stessa.”

Non era molto oltre la trentina, ma non poteva avere meno di venticinque anni a causa dell’intangibile rilasciamento dei tessuti che trasforma la sveltezza di certe adolescenti in qualcosa di perfetto.”

“Ecco il problema di Ruggero: la concrezione di pazzi con cui la sorte voleva distoglierlo dall’unica attività che lo avrebbe reso libero, il tasto su cui battere fino a quando la particola di follia che in linea retta alimentava anche lui fosse diventata un nudo anello che non trasmette niente, lo studio, lo studio fanatico della medicina a cui si dedicava senza perdere un attimo.”

“Avrebbe attraversato la zona periferica di Taranto finché le luci del petrolchimico avrebbero rischiarato sempre meno i confini cittadini.”

“I loro volti godevano di uno speciale rilasciamento, l’apparente ebetudine dei privilegiati in cui Vittorio ritrovava una ulteriore forma di intelligenza. Nessuna traccia del foglio metallico che annerisce sottopelle a causa dell’attrito con il mondo.”

(Prese dall’articolo di Emanuele Properzi “ Scandalo al premio Strega con Nicola Lagioia e La ferocia”)

Il libro è scritto tutto in questo modo. Dubito fortemente che qualunque lettore possa arrivare anche solo alla fine del primo capitolo, che poi possa piacergli, impossibile. O forse, no?

All’incontro con il mio gruppo di lettura, non avendo letto il libro, mi sono astenuta dal dire qualunque cosa. E potrebbe sorprendervi, ma praticamente tutti l’avevano finito e non solo: a quasi tutti (escludendo due persone) era anche piaciuto!

Ho passato la serata a sentir parlare di emozioni provate, di metafore che erano piaciute e di quello o quell’altro personaggio. Sono nate discussioni su come mai quella persona avesse agito in quel modo o per quale motivo. E’ stato un incontro tutt’altro che sterile.

Andiamo poi, a vedere su Goodreads. Quante stelline avrà “ La ferocia”? Due? No, è piaciuto all’82% dei lettori e la stragrande maggioranza ha messo 4 stelle o addirittura 5. Ha 27 recensioni da una stellina, ben poca roba su 415 voti ( il mio sarebbe stato da una).

Su Anobii cominciamo a ragionare. Le recensioni negative  superano quasi quelle positive e arriviamo ad un gradimento del solo 54%. Anche se di poco però, sono sempre di più le persone che hanno apprezzato questo libro (dalle 3 stelline in su) e stiamo parlando di questo libro, scritto in questo modo.

Forse vi sorprenderebbe sapere che un libro, che per carità non è proposto ad un pubblico simile, ma scritto utilizzando le regole della scrittura date dai manuali, è arrivato adesso ad avere il 50% di gradimento sul primo sito (ma la prima volta che ho guardato era decisamente più basso, al 36%) e sull’altro è al 54%.

Un po’ come Lagioia. Anzi, peggio, perché almeno lui su uno ha raggiunto l’ 82%.

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Non che sia difficile essere battuti da Lagioia. Guardate con che punteggi ha vinto il Premio Strega.

Perché un libro scritto in modo così “ricercato” raggiunge livelli di maggior gradimento da parte del pubblico (o comunque se la gioca) di un libro scritto in maniera decisamente migliore?

Perché ha vinto il Premio Strega e alle gente partono le 5 stelline? Perché il pubblico è stupido e non è capace di giudicare i libri?

Mi soffermerò sulla seconda ipotesi.

Per scrivere un libro sono d’accordo che ci voglia preparazione, dedizione e accuratezza. Anche una certa dose di intelligenza. Per leggere un libro, no.

Chiunque legge i libri. Sia il laureato, sia quello che ha una preparazione riguardo alla scrittura, sia quello che passa i pomeriggi a prendere pesci nei fossi e fare spedizioni speleologiche nel proprio naso. Tutta gente che darà la propria opinione, in siti come Goodreads o Anobii (che solitamente usano i “lettori forti”, non gente che non legge mai) e magari andrà anche a parlare dell’ultimo libro letto a quelli che conosce.

Questo è il pubblico che abbiamo e che ci teniamo. Un pubblico che nella sua “ignoranza” riesce ad esaltare un libro come quello di Lagioia e a “bocciare” (parolone, eh) un libro che ha tutte le caratteristiche per essere apprezzato da qualcuno che se ne intende. Libro che per alcuni potrebbe essere stato scritto e progettato oggettivamente bene. 

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“Nihal della terra del vento”: un libro con personaggi cliché, una documentazione inesistente, una storia pessima e scritto da cani. Ha un gradimento del 90%. Cosa diavolo è piaciuto ai lettori in un libro così?

Come mai succede questo? Che cosa cerca il pubblico in un libro?

Lo stile da solo non è sufficiente per conquistare il lettore. E’ quello che fa scrivere i classici commenti come: “ Si è lasciato leggere”. Tutt’altro che un complimento. Forse però, nemmeno uno stile terribile è abbastanza per far indietreggiare i lettori.

Quello che secondo me guardano i lettori in un libro, è la storia. Lo stile passa dannatamente in secondo piano.

Sono arrivata a questa conclusione per vari motivi. Il primo è che quando chiunque parla di un libro lo fa parlando principalmente della storia e dei personaggi. Sentirete qualcuno magari dire “ era scritto bene” o “ non mi è piaciuto il modo di scrivere”, ma se cercate poi di capire cosa intendono, seguiranno solo espressioni vaghe. Insomma, si capisce che non sanno di cosa parlano.

(Ho trovato commenti di persone che definiscono il secondo libro, quello scritto da qualcuno che se ne intende, come scritto male. Altri definiscono la scrittura di Lagioia come “magistrale”. Non nego che molti l’abbiano anche trovata complicata, ma per alcuni è un punto forte del romanzo)

Anche i lettori informati, che mi fanno venire i brividi come le mamme informate contro i vaccini, mi hanno dimostrato negli anni di non avere un’idea precisa di che cosa sia un buon stile. Sono pronti ad esaltare un libro che ce l’ha (gliel’hanno detto gli altri che è così) e poi, appena con lo stesso stile o anche migliore arriva una storia che non gli piace, basta, boom, bocciato in tronco. Li ho visti anche esaltare libri con stili “terribili”, solo perché parlavano di argomenti di loro interesse.

“Bello, mi è arrivato al cuore”, “Emozionante!”, “Ti toglie il fiato!” sono tutte espressioni che usano i lettori per intendere che qualcosa li ha emozionati, che la storia li ha presi. Qualcuno potrebbe obbiettare che per prenderti, una storia debba essere raccontata con un buono stile e sono anche d’accordo. Ma allora, Lagioia, come ha fatto a conquistare i suoi lettori?

Mia mamma, a cui era stato consigliato vivamente, alla fine ha ammesso che “La ferocia” non le è piaciuto.

“ Mamma, ma è stato per la storia o per come era scritto?”

“ Ma no, ma no, come era scritto andava bene. E’ la storia che non mi è piaciuta. Troppo cruda”

A voi la palla.

Ilchifu

Per precisare: i dati che ho portato non sono da prendere sul serio. So bene come funzioni il metodo scientifico. Le percentuali di gradimento potrebbero rivelarsi molto diverse da quelle reali per vari motivi. Potrebbe essere, per fare un esempio, che abbiano messo un bel voto a “La ferocia” solo quelle persone che alla fine del libro ci sono arrivate e indagando, potremmo scoprire che solo il 10% delle persone che l’hanno iniziato l’hanno anche finito. Allo stesso tempo potrebbe essere che molti dei voti negativi, come quelli su Anobii, siano stati dati da tutte quelle persone che leggendo qualche sprazzo su siti indignati siano corsi a mettere una stellina. Meglio inoltre chiarire che i voti su Anobii erano molti di più di quelli su Goodreads. Quindi la percentuale su Anobii dovrebbe essere più affidabile.

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6 pensieri su “Il lettore ha sempre ragione

  1. Se leggi solo un libro all’anno non puoi avere idea di cosa sia un buon libro e l’unica cosa che puoi fare è fidarti. Se un libro vince uno dei premi più ambiti in italia non può che essere un capolavoro, è un ragionamento comprensibile.

    Io per esempio molto tempo fa mi sono ritrovato tra le mani la prima trilogia della Troisi: cronache del mondo emerso, fu il primo libro che lessi e mi piacque. Semplicemente perché non avendo mai letto nient’altro non avevo i mezzi per giudicare. Però io ero un ragazzino delle medie e certi problemi non li ho notati. Magari un potenziale lettore “adulto” riuscirebbe comunque a capire quando un libro lo sta prendendo per il culo.

    “Non era molto oltre la trentina, ma non poteva avere meno di venticinque anni a causa dell’intangibile rilasciamento dei tessuti che trasforma la sveltezza di certe adolescenti in qualcosa di perfetto.”

    Se ti piacciono queste cose magari non è perché sono belle, ma perché non ti sei mai sforzato per trovare qualcosa di meglio.

    1. Ciao Michele,
      capisco il tuo ragionamento. Quello che però mi ha sorpresa è stato trovare queste percentuali di gradimento in un pubblico che legge molto di più di un libro l’anno. Nessuno o pochi usano Goodreads o Anobii se non sono “lettori forti” (quelli che leggono almeno un libro al mese) e certamente non partecipano a un gruppo di lettura, in cui è obbligatorio leggerne uno ogni mese. L’altra cosa che mi fa riflettere è che questo pubblico si è trovato davanti a qualcosa di oggettivamente scritto bene (il secondo libro di cui parlo), ma l’ha ripudiato. Ho trovato anche più di un commento in cui si dice che il libro sia scritto in un modo terribile, una cavolata per quanto mi riguarda. La mia impressione è che il pubblico non sia in grado di capire quando si trova davanti a “qualcosa di meglio”. Probabilmente perché giudica il libro quasi solamente in base alla storia e alle emozioni provate.

      1. Io penso che molti facciano questo ragionamento: se a molti piace e il libro ha vinto un famoso premio deve per forza di cose essere scritto bene, quindi il non capire certe parti è una mia colpa.

        P.S. non mi fido delle recensioni da due righe, nella maggior parte dei casi sono fuorvianti ( se va bene) o false nel bene o nel male.

        Che poi se il libro ti è piaciuto oh sono gusti, dopo cinquanta sfumature non mi sorprendo più di nulla.

  2. Sicuramente “La ferocia” ha avuto una grossa spinta in termini di vendite e giudizi, avendo vinto il Premio Strega. Sul fatto che tutti dicono che il libro sia bello avrei da ridire, è stato demolito pesantemente da ben più di una persona e molti dei suoi lettori, lo sapevano. Per esempio le persone del mio Gruppo di lettura hanno letto diverse recensioni negative, ma avendo apprezzato il libro, le hanno bollate come frutto dell’invidia di presunti intellettualoidi.

    Non considero il pubblico così ingenuo da farsi andare bene tutto. Quando da ragazzina ho comprato alcuni libri che avevano vinto dei premi letterari (europei, non italiani), li ho considerati brutti. Per non parlare di alcuni classici che mi sono stati propinati a scuola. Se l’ho fatto io, non vedo perché non potrebbero riuscirci anche gli altri.

    P.S. Di solito delle recensioni mi fido, anche se sono di poche righe. Probabilmente non le userei per decidere se comprare un libro o meno, ma non vedo perché dovrebbero essere false. A meno che non provengano da siti che “guadagnano” dallo sfornare recensioni in continuazione.

  3. Mio Dio sono senza parole! È illlegibile! Non metto in dubbio che la storia possa anche essere piaciuta, ma io sono allucinata del fatto che qualcuno sia riuscita a leggerla e abbia anche capito che c’è scritto!
    “Non capire è una mia colpa” come dice Michele, è un ragionamento che facevo da bambina: se un passo non mi era chiaro pensavo di aver letto male, poi ho capito che sono gli scrittori a commettere errori e che anche un libro famoso può contenere boiate!
    Ps: qual è il libro scritto bene che non ha ottenuto consensi?

    1. Mi fai una domanda difficile, Castello Incantato. Il nome del libro in questione non l’ho messo apposta perché proviene dal cerchio magico dei gamberi. Se chiunque volesse cercarlo lo troverebbe facilmente, è un segreto di Pulcinella, quasi quanto lo era la mia identità.

      L’ho scelto perché era un libro che per come è scritto sarebbe andato bene ad entrambe le parti, anche se io lo ritengo uno stile sicuramente buono, ma fin troppo dettagliato.

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