Recensione di “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie

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Ho letto questo libro dopo che mi è stato consigliato da un gruppo di lettura. Non avevo mai letto un libro di Agatha Christie e “Dieci piccoli indiani” lo conoscevo solo per fama, come il libro giallo più venduto al mondo.

Trama:

Dieci persone estranee l’una all’altra sono state invitate a soggiornare in una splendida villa a Nigger Island senza sapere il nome del generoso ospite. Eppure, chi per curiosità, chi per bisogno, chi per opportunità, hanno accettato l’invito. E ora sono lì su quell’isola che sorge dal mare simile a una gigantesca testa di negro che fa rabbrividire soltanto a vederla. Non hanno trovato il padrone di casa ad aspettarli; hanno trovato invece una poesia incorniciata e appesa sopra il caminetto della loro camera. E una voce inumana e penetrante che li accusa di essere tutti assassini. Per gli ospiti intrappolati é l’inizio di un interminabile incubo. Come comincia la poesia? “Dieci piccoli negretti se ne andarono a mangiar: uno fece indigestione, solo nove ne restar.” E come finisce? “Solo il povero negretto in un bosco se ne andò: ad un pino s’impiccò, e nessuno ne restò.”

Curiosità:

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Questo libro è stato pubblicato nel 1939 e inizialmente aveva il titolo di “Dieci piccoli negri” o in inglese “Ten Little Niggers”, per ovvie ragioni e alcune proteste di esponenti del comitato antiraziale, il titolo è stato poi cambiato in “Dieci piccoli indiani” , mentre la versione americana e la prima edizione Mondadori erano stati trasformati in “ … E poi non rimase nessuno” ( … And Then There Where None).  Accorgimento che si è rivelato piuttosto superficiale almeno all’interno della versione italiana, dove viene comunque fatto riferimento al “profilo negroide” che formano le rocce presenti sull’isola (Nigger Island) e la filastrocca che descrive le dieci morti che secondo l’assassino avverranno, si riferiscono sempre a dei negretti e non a degli indiani:

Dieci poveri negretti
se ne andarono a mangiar:
uno fece indigestione,
solo nove ne restar.

Nove poveri negretti
fino a notte alta vegliar:
uno cadde addormentato,
otto soli ne restar.

Otto poveri negretti
se ne vanno a passeggiar:
uno, ahimè, è rimasto indietro,
solo sette ne restar.

Sette poveri negretti
legna andarono a spaccar:
un di lor s’infranse a mezzo,
e sei soli ne restar.

I sei poveri negretti
giocan con un alvear:
da una vespa uno fu punto,
solo cinque ne restar.

Cinque poveri negretti
un giudizio han da sbrigar:
un lo ferma il tribunale,
quattro soli ne restar.

Quattro poveri negretti
salpan verso l’alto mar:
uno un granchio se lo prende,
e tre soli ne restar.

I tre poveri negretti
allo zoo vollero andar:
uno l’orso ne abbrancò,
e due soli ne restar.

I due poveri negretti
stanno al sole per un po’:
un si fuse come cera
e uno solo ne restò.

Solo, il povero negretto
in un bosco se ne andò:
ad un pino si impiccò,
e nessuno ne restò.

Questo mistero inoltre viene considerato come un “mistero della doppia camera chiusa: i delitti avvengono in un modo all’apparenza impossibile e il colpevole deve essere per forza uno dei presenti.

Punti positivi:

“E’ impossibile”:

Ho letto questo libro dopo che anche mia madre l’aveva finito e abbiamo fatto una scommessa. Lei voleva vedere se sarei stata in grado di capire chi era l’assassino prima che finisse il libro e io ero curiosa di toccare con mano un mistero della Christie, per verificarne la difficoltà.

Ormai ero abituata a libri con un incipit che dalla sinossi sembravano interessanti e che invece, finivano sempre per deludermi. O lo scrittore aveva avuto una buona idea all’inizio ma non sapeva trovargli un finale all’altezza oppure più spesso, lo scrittore aveva avuto una buona idea all’inizio, la portava avanti rendendola sempre più assurda e poi, non risolveva il mistero. Diamine, che rabbia.

Questo mistero invece era piuttosto fitto e benché io abbia fatto dei ragionamenti non troppo stupidi, nella mia mente stilato una lista di chi pensavo potesse essere colpevole, fossi stata attenta ai minimi particolari e addirittura a volte fossi tornata indietro per leggere vecchie scene … niente, mi sono ritrovata ad un punto della storia dove ho pensato: “ E’ impossibile, questo mistero non può avere una soluzione”.

Ten_Little_IndiansUna scena di uno dei film tratti dal libro che aveva la pretesa di essere inquietante. La cosa più paurosa di questa immagine sono i capelli della tizia.

Mia madre, quando gliel’ho detto, mi ha risposto, sorridendo: “C’è, c’è, tranquilla”. Tranquilla un corno. I fatti non avevano senso. Per farli quadrare ho preso poi in considerazione tutte le opzioni possibili, anche quelle più assurde e ridicole, fino a che non ho gettato la spugna. Il libro era finito e non avevo capito chi era il colpevole.

Durante la spiegazione finale mi sono dovuta inchinare di fronte a tanta scaltrezza e bravura. Questo non è un libro comune, è un libro che sicuramente ha richiesto molto lavoro e che soprattutto è andato oltre la mia aspettativa. E quando è stata l’ultima volta che un libro lo ha fatto? Non mi ricordavo nemmeno più potesse accadere.

La storia è il punto forte di questo libro. E’ strutturata in modo da portare il lettore a farsi delle domande e a provare ad indovinare chi sia il colpevole. In un libro dove tutti e dieci i personaggi si comportano come se fossero degli investigatori, si comincia a concordare o mettere in dubbio le supposizioni che fanno. In un libro dove nessuno è innocente e la “giustizia” sembra essere l’unica forza a muovere gli eventi.

Punti negativi:

“ Jhon, dove sei Jhon?”, “Sono qui, Winnifred. Hai visto Lawcester?”, “Shaw, sei tu? E non mi chiamo Winnifred, sono Julie”, “Julie? Pensavo che il tuo cognome fosse Jhonson”, “Si, ero la signora Lawrence, poi ho cambiato nome”, “ Eh? Margareth? Non ho capito cosa hai detto”, “ … Cosa?”:

I nomi. I nomi sono stata la cosa che più mi ha confusa nella lettura. I personaggi sono dieci con rispettivi cognomi (ma alcune volte vengono anche chiamati per nome) e per i primi capitoli, sono stati per me quasi impossibili da distinguere. Per fortuna c’erano anche i due coniugi camerieri, che per lo meno erano un cognome in due!

5MesCGWsHnDcWnT0YVtTt9B64CADieci personaggi, per dieci statuette degli indiani. Sono parecchi nomi da ricordare.

Il primo capitolo è dedicato interamente alla descrizione dei personaggi, quasi tutti vengono un po’ mostrati e un po’ raccontati, per aiutare il lettore a capire chi si trova di fronte e chi saranno questi dieci personaggi della vicenda. Questa presentazione però non è stata per me sufficiente per associare nomi a professione e successivamente, per associare ad ognuno anche al presunto omicidio commesso.

Durante la narrazione  ho dovuto quindi (fino a quando non sono riuscita nell’impresa del riconoscimento) a rimbalzare da una pagina all’altra, per tornare indietro e capire a chi si riferisse il personaggio quando interpellava qualcuno, oppure capire chi stava facendo cosa.

Questa mia difficoltà può essere stata data dal fatto che questi personaggi hanno tutti nomi e cognomi inglesi, alcuni dei quali era la prima volta che sentivo. Forse, se avessero avuto dei cognomi italiani, li avrei distinti molto più facilmente.

Incastrando diverse cose:

Voglio concludere la recensione, con questo piccolo punto negativo, dicendo che per quanto la storia sia scritta innegabilmente bene e sia stata ben congeniata, non tutto mi è andato completamente a genio. Infatti alcune trovate dell’autrice mi sono sembrate un po’ forzate, non così tanto da risultare fastidiose, ma abbastanza perché io le accenni in questa recensione.

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Il mio voto finale è un 8 e mezzo. Mi dispiace non aver potuto approfondire in maniera maggiore questo libro, ma non voglio in alcun modo anticipare la trama, per permettere a chiunque di poterlo leggere.

E’ un libro che si capisce anche dal voto alto, consiglio vivamente a tutti. Spero che possa portare una bella ventata di novità nelle vostre letture. “Dieci piccoli indiani” è un libro avvincente, emozionante e poco prevedibile. Proprio quello che mi ci voleva in questo periodo.

Ilchifu                                                                                                                                               

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3 pensieri su “Recensione di “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie

  1. Ciao, volevo farti i complimenti per questa recensione che a mio parere è pienamente fedele al libro. L’ho letto quest’estate, e mi sono innamorata di Agatha Christie ed il suo stile. Ho aperto da poco il mio blog dove recensisco diversi libri, se ti va dagli un’ occhiata.

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