Recensione di “Assault Fairies” di Chiara Gamberetta

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E’ finalmente giunto il momento di farlo. E’ arrivato il momento di recensire uno dei romanzi scritti da Gamberetta.

I romanzi della Dea sono disponibili sul sito di Gamberi Fantasy. Se qualcuno avesse voglia di farsi una idea sua del romanzo, può scaricarli e leggerli gratuitamente. Non guasta mai avere la propria opinione.

Trama:

Astride è una fatina che dopo essere stata cacciata dal regno delle fate è costretta ad abitare nel mondo degli umani, in cui tira avanti facendo la fatina cameriera in un locale per gli amanti del “genere”. Fino a quando le viene offerta l’opportunità di tornare a fare quello che è sempre fatto, ovvero ritornare nell’esercito, ma questa volta non più ai comandi della Regina delle Fate, ma di sua Maestà, la Regina degli esseri umani …

Punti positivi:

  • La protagonista:

I romanzi della Dea disponibili sul suo sito sono tre: uno di cui non sono riuscita a finire la lettura (perché anche se una satira, non fa ridere), un altro che non ha mai concluso di scrivere (lo caricava sul blog a puntate) e l’ultimo “Assault Fairies”, di cui era previsto anche un seguito.

Assault Fairies è in assoluto il lavoro migliore portato a termine da Gamberetta per diversi aspetti. La protagonista, è tra queste.

Nei primi due libri scritti, la Dea cerca di rendere i suoi personaggi poco amabili, stupidi e con dubbi gusti, invece in questo ha creato una buona protagonista, certo a volte sgradevole, ma in grado di provare emozioni e di creare in alcuni momenti un legame di empatia con il lettore. Inizialmente credo che l’idea di Gamberetta fosse quella di creare un personaggio (negativo) come tutti gli altri di cui scriveva, però ne ha presto perso il controllo e ha cominciato a prevalere quello di cui lei voleva scrivere realmente e sentiva che le ha permesso di creare una protagonista quanto meno degna di questo nome. L’unica pecca è che Astride continua a passare dall’essere cattiva-cattivissima-che-mamma-mia-legatemi-se-no-faccio- un-macello a una ragazza (fatina) capace di provare emozioni e sentimenti condivisibili, ma è questo che accade quando ci si sforza a scrivere di qualcosa che non è proprio e forzato, il personaggio è preda a continui scossoni di personalità.

_6240734Ecco come appare Astride. Tagliata in due, sia buona che cattiva.

Anche per quanto riguarda i personaggi principali, ovvero le fatine, non si capisce  dove la dea voglia andare a parare. Nel primo capitolo viene detto che anche se tutti pensano che le fatine siano buone, in realtà sono degli esseri crudeli che godono nell’uccidere le altre creature. Ma è proprio quello che viene mostrato nel libro? No. Le fatine si macchieranno di azioni crude quando necessario (ma nei riguardi di esseri disgustosi a cui al lettore non potrebbe fregare di meno), per poi passare ad essere buone e altruiste in altri punti del romanzo suscitando simpatia.

Per esempio quando la fatina bombarola si mostrerà dispiaciuta e preoccupata per gli esseri umani. E’ questo il membro di una specie che gode nel vedere gli altri soffrire? Direi proprio di no.

Precisazione: Non è che possano esistere personaggi poco amabili nei libri, ma a mio avviso cercare di allontanarsi da qualunque legame empatico per creare un personaggio che sia per forza “originale”, è un arma a doppio taglio. Soprattutto se non è quello di cui si vuole realmente scrivere (potrei sbagliarmi su questo riguardo a Gamberetta, ma la mia impressione è stata questa).

  • Il mondo e l’idea:

L’idea di base è geniale: il fatto di rendere delle fatine delle combattenti, che la protagonista lavori in un locale notturno così particolare, la missione che le sarà affidata … dovete ammettere che non sono idee da tutti. E’ una storia piuttosto originale, bastata sull’idea di fondere ciò che nella concezione comune è carino e coccoloso, con qualcosa di invece pericoloso.

cattankSono un gattino pericoloso! Boom!

  • Lo stile di scrittura:

Francamente i primi capitoli di “Assault Fairy” mi piacciono sempre molto quando li rileggo. Sono fatti con precisione e cura e lo Show don’t tell contribuisce a calarti rapidamente nella storia. E’ uno stile comunque, secondo me, abbastanza pesante, che prende per sfinimento il lettore.

Descrivere ogni singola azione della protagonista o pensiero, o anche dettagli di personaggi di cui non si ha nessun interesse e che soprattutto non hanno funzione per la storia, alla lunga diventa un cappio che ti strozza. Come un guinzaglio che ti fa rendere conto più vai avanti, di avere bisogno di una pausa.

Innegabilmente Gamberetta ha certamente elaborato alcune scene e descrizioni in modo ottimo, proprio grazie agli studi fatti, ma … non è stato sufficiente per creare un buon libro.

Punti negativi:

  • Inizia con botto ma …:

s64q0Una battuta del celebre ventriloquo americano Jeff Dunham

Questo è quello che accade ad Assault Fairies, inizialmente parte benissimo, sembra tutto originale, ben pensato e … e poi a metà storia si perde. A metà tutto smette di essere interessante e verso la fine, le vicende si perdono in mezzo ad un nebbione di fatti poco chiari e il senso logico della storia va a perdersi.

Sembra quasi che inizialmente Gamberetta avesse avuto bene in mente cosa scrivere e avesse organizzato la narrazione e poi … il nulla. Da un certo punto in poi sembra che abbia messo qualcosa insieme alla belle e meglio, per tirare fino al finale. E’ un peccato. Un vero peccato.

  • Contraddizioni:

Ci sono molte cose all’interno del romanzo, che non ho mai capito e mai capirò, perché ancora una volta non sono state spiegate e quindi ciccia, se non le capisci lettore è un problema tuo … però, per quanto credo di aver compreso, certe cose non hanno semplicemente senso. Ad esempio:

1: In questo mondo immaginario ci sono molte fatine, tanto che ci sono interi bar in cui lavorano e in cui i proprietari nemmeno cercano di tenersele buone. Quindi pensavo che ci sarebbero stati dei mobili a misura di fatina, o strumenti … e invece no, e la protagonista spiega che tutto questo sia colpa del capitalismo. Beh, no, non dovrebbe essere il contrario? Se ci sono tante fatine che le comprerebbero, perché non venderlo?

20140109090154-2014-85977-NDPBuongiorno, le serve un cavatappi? Anche a molte altre persone! E’ per questo che non lo vendiamo.

What.

2: Le fatine provengono da un altro regno, hanno una loro cultura, un loro esercito, una loro regina … e considerano gli esseri umani come animali, inferiori a loro in tutti i sensi. Per usare una metafora, è come se le fatine si reputassero esseri umani e invece gli umani fossero considerati dei cani. Degli animali insomma, con intelligenza e capacità inferiori. Eppure:

  • La protagonista accetterà di lavorare per gli umani dopo essere andata dalla mamma a chiedere il permesso (really?), senza che le pesi troppo e anche le altre fatine che faranno squadra con lei, avranno lo stesso atteggiamento di indifferenza.

Se io lavorassi per un cane non sarebbe forse umiliante? A quanto pare no.

caneBravo umano, hai imparato a darmi la zampa. Adesso vai ad aprirmi una scatoletta.

  • Una fatina racconterà un episodio in cui le stato ordinato di non importunare gli umani e di non creare incidenti diplomatici con loro, ma salterà poi fuori che gli umani vengono utilizzati come cavie all’interno del regno delle fatine … e questo non creerebbe ben più che un casino o incidente diplomatico? Insomma credo di si, a meno che gli umani non lo sappiano. Le fatine rapiscono esseri umani a caso e nessuno se ne accorge? Ma quindi vanno nel mondo umano regolarmente e tornano indietro? Se è così non l’avevo capito.
  • Vengono insegnate delle tecniche alla fatine per uccidere gli esseri umani, anche se gli umani non sono mai stati in guerra contro loro, la loro tecnologia viene ritenuta obsoleta e loro stupidi come animali. Quindi, una lecita domanda, perché?

Perché se, usando un’altra colorita metafora, il mio popolo lottasse contro gli orsi, mi dovrebbero insegnare anche come combattere i canarini? Forse una rivolta di canarini sarebbe pericolosa, ma io che li considero inferiori e inoffensivi, come potrei prevederlo?

  • Dulcis in fundo: una di loro alla fine della storia rivela di essere innamorata di un umano e le altre lo accettano senza eccessive proteste. Come è possibile se gli essere umani sono considerati animali? Non dovrebbero essere ben più che scandalizzate (effettivamente la protagonista dice il suo nome in tono di rimprovero, poi basta)?

cane95933L’amore non ha confini 

  • COSA.CAVOLO.STA.SUCCEDENDO:

Ci sono parti di Assault Fairies che saranno sempre per me un mistero. Sono letture che mi hanno tolto il sonno e sono diventati così importanti per me, che ho in programma di metterli in una scatola di latta che sotterrerò in giardino sperando che le persone del futuro, con le loro avanzate conoscenze, un giorno riescano a tradurli … Così che almeno loro possano gloriarsi di tanta magnificenza…

NON. SI. CAPISCE. UNA. MAZZA. Ci sono pezzi che sono terribili. Impossibili da capire. Su cui ho spero ben più che qualche minuto per cercare di venirne a capo. Cercando di spiegare utilizzando lo “Show don’t tell”, in cui si mostra e non si racconta, è venuto fuori un casino assurdo. Comprensibilmente è venuto fuori un casino assurdo. Vi sfido io a spiegare, come accaduto in una scena, qualcosa che non c’è nella nostra quotidianità, che arriva dal buio a pezzi e far capire qualcosa a chi legge.

k-immekus-o-tDai, spiegatemelo usando lo “Show, don’t tell”.

Questa è per me la prova più clamorosa che il metodo proposto da Gamberi Fantasy e quindi Gamberetta abbia delle inesattezze e dei buchi, proprio perché è lei stessa che non lo riesce ad utilizzare. Per poter descrivere alcune cose è necessario, raccontare, per poter arrivare subito al punto. E’ meglio se non è necessario, scrivere una frase e far capire, piuttosto che usarne mille per mostrare qualcosa di non utile.

Inoltre, i nomi delle fatine (come è stato detto a Gamberetta più volte) sono troppo simili e loro sono troppo piatte. Mi ricodo solo di Astride e la fatina bombarola. E’ un difetto grosso se in un libro non sai nemmeno riconoscere chi è chi e i personaggi secondari diventano un’unica entità astratta.

 

Sfortunatamente non ho più niente da dire su questo romanzo. Vi sono all’interno un sacco di elementi weird, ma non so come contestualizzarli, perché come accaduto per altri romanzi, sono cose che spuntano un po’ a caso durante la narrazione, senza essere state prima citate e senza a volte avere una vera funzione. In ogni caso ritengo questo romanzo migliore di quelli che sono nati da questo stile.

Concedo a questo romanzo un 6, ma avrebbe potuto prendere di meno per il fatto che da metà in poi comincia a non avere più senso, ma volevo rimarcare la sua supremazia rispetto agli altri.

P.S. Ho aggiornato la classifica dei libri.

Ilchifu

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9 pensieri su “Recensione di “Assault Fairies” di Chiara Gamberetta

  1. Si anche io non ho apprezzato il mobilio a misura di umano per fatine, specie la spiegazione data ( magari dire che essendo in affitto i mobili c’erano già e che rinnovarli costava un botto sarebbe stato meglio)

    Per la questione: perché delle fatine dovrebbero lavorare per degli animali, beh il pensiero umano=animale è solo della protagonista. “Razzismo”, c’è tutt’ora tra uomini, non mi pare strano ci possa essere tra specie diverse. Anche se proprio razzismo non è, ma non saprei come definirlo ahahah. Comunque pare ovvio che il pensiero generale del resto del popolo fatato sia più magnanimo verso noi povere scimmie.

    Sarei curioso di sapere quali parti non hai capito e tra l’altro io avrei tagliato tutti i flashback, mi rompevano e in generale li odio in quasi tutte le occasioni.

    1. Per quanto riguarda le parti che non ho capito: quella che mi è rimasta più impressa è quella di quando il mostro/macchina/piovra le attacca dal soffitto della stanza. Non puoi nemmeno immaginare quante volte io l’abbia letta. Non si capisce una mazza. Le altre parti che non ho capito sono prevalentemente, quelle dopo che loro hanno fatto l’incursione (non so se riesco a spiegarmi), quando la realtà diventa confusa e ci sono tutti quei maledetti flashback (non me ne parlare, argh!!).

      Per quanto riguarda le fatine invece … non ho proprio capito quale sia il loro giudizio generale nei confronti degli esseri umani, come specie intera. Tu hai pensato che sia solo Astride, la protagonista, ad avercela con gli umani, io avevo capito invece che fossero tutte a pensarla così. Non è stata mostrata e nemmeno spiegata questa sfaccettatura e per me è stato fastidioso, perchè durante la lettura passavo dalla convinzione che le fatine disprezzassero gli umani, al fatto che li accettassero o che gli facessero pena. Mah. Ecco un altro rischio nell’usare in modo così massiccio lo Show don’t tell.

  2. “il metodo proposto da Gamberi Fantasy e quindi Gamberetta abbia delle inesattezze e dei buchi, proprio perché è lei stessa che non lo riesce ad utilizzare” parole santissime, AF per me è stata una delle peggiori esperienze di lettura mai fatte, in compenso Caligo mi è piaciuto non poco, probabilmente mi sono fatto influenzare dal metodo delle “3 A” di Rat Man 😉

    1. Ahahah Azione! Avventura! Atette!
      P.S. stavo appunto discutendo con un altro utente sotto un altro articolo del fatto che Caligo contenga un umorismo un pò particolare. C’è a chi piace e a chi non piace 😉

      1. Magari potesse esistere un racconto che si possa definire perfetto! Come dici tu i racconti/libri sono soggetti a molte variabili, tra cui la soggettività dell’autore che lo scrive. Non esiste un solo metodo per scrivere e per fortuna! Altrimenti sai che noia.

      1. Diciamo che, ma non vorrei rispondere per Finrod, se ci fosse qualcuno che nutrisse dei dubbi su quel metodo, per esempio io, avere degli esempi di questo metodo ben utilizzato e funzionale sarebbe il minimo per sostenerlo. Gamberetta si propone come scrittrice e propone un suo metodo, è poco accettabile che lei non lo sappia usare. Se secondo me è in pratica impossibile da applicare, vorrei ci fosse qualcuno che mi dimostrasse il contrario. Primi quelli che lo sostengono e affermano di fare questo mestiere.

        P.S. hai ragione comunque quando dici che le sue linee guida provengono dalle guida di scrittura, ma solo da alcune di queste guide. Infatti, le varie guide, non sono sempre d’accordo tra di loro. Il metodo di Gamberetta è quindi il suo metodo, quello che ha messo assieme attingendo da varie fonti.

  3. i manuali insegnano delle tecniche, degli strumenti… poi quali, quando e come usarli è una cosa che definirei “scelta artistica”, che mica è obbligatorio condividere, a qualcuno piace uno strumento e altri ne preferiscono altri, non esiste un libro adatto a tutti (per fortuna, perché temo sarebbero noiosi e insapori per tutti…)

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